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venerdì 6 maggio 2016

Stonewall è #davedere!


Ciao ragazze, come promesso qualche giorno fa, ecco la mia recensione di Stonewall, il film di Roland Emmerich uscito a Milano proprio ieri. Bellissimo! 126 minuti e non sentirli! Un ritmo da musical che scorre emozionando il cuore e gli occhi.

Perchè ne parliamo sul nostro blog? Perchè Stonewall è un film per parla prima di ogni cosa della libertà di essere ciò che si sente di essere e di fare ciò che si sente di amare. 
E in questo, anche un make up aiuta:)


Stonewall apre il 31° TGLFF - Torino Gay & Lesbian Film Festival, ma è un film che tutti dovrebbero vedere e non solo per comprendere meglio una tematica di etica sociale.  Un inno all'unicità di ogni persona e alla lotta che nella vita si affronta per poter essere sé stessi, nelle relazioni e in famiglia ma anche nelle università e nelle professioni. Contro ogni pregiudizio, un film che dà vita a una trama di fantasia tessuta però su fatti accaduti e persone realmente esistite.

Visitando il Los Angeles Gay & Lesbian Center, Emmerich fu colpito dalla statistica riguardo al numero di giovani senzatetto appartenenti alla categoia LGBTQ: il 40%! Nasce così in lui il desiderio di fornire un aiuto alla causa raccontando i moti di Stonewall. "Ho cominciato ad informarmi sui fatti. Quello che mi ha colpito è che a ribellarsi e a combattere furono le persone che avevano meno da perdere. Si trattava dei ragazzi che frequentavano questo locale (lo Stonewall Inn): traffichini, Scare Queens, gay. Con i moti di Stonewall, fu la prima volta che i gay dissero basta".

Siamo nel 1969 e a New York servire alcolici ad omosessuali è illegale, perciò i bar gay sono gestiti dalla mafia. Protagonisti del film le Scare Queens (ragazzi molto effeminati che usano eye liner e altri trucchi, ma non completamente travestiti, chiamati così perchè talmente poveri da non potersi permettere di travestirsi) e Danny Winters (interpretato da Jeremy Irvine), un ragazzo gay del Ney Jersey cacciato da casa dal padre conformista.

Scoprirete molto di questa realtà perchè Emmerich ha operato una ricostruzione d'epoca veramente curata. Look, trucco, scelta di location e set meritano davvero, ma una menzione particolare va alla fotografia che inquadra e accende New York di colori e vita e alla sceneggiatura brillante di Jon Robin Baitz. I personaggi sono così ben tratteggiati da essere tutti co-protagonisti. Baitz non ha cercato di rendere più convenzionali i personaggi molto effeminati e questo è ciò che li rende interessanti.

Non voglio parlarvi troppo della storia per non anticiparvi nella visione del film, ma concordo pienamente con il parere di Emmerich: "da un lato è una storia di formazione, dall'altro è la storia di un amore non corrisposto, un elemento, molto forte in questo film, che sta alla base delle esperienze di tutti gli omosessuali. Prima o poi nella vita amano qualcuno che non li corrisponde, in quanto eterosessuali." 
Che dire... mi sembra un'esperienza, amare qualcuno che non corrisponde, parecchio diffusa anche tra etero... che ne dite? :)

Concludo parlandovi del casting. Ecco i principali interpreti:



Se vedrete il film, questi personaggi lasceranno tutti un segno... e come dimenticare anche i loro make upAnnick Cartier, responsabile di trucco e acconciature, ha compiuto una ricerca sul make up dell'epoca, cercando di arrivare ben oltre le immagini patinate di Life del 1969, perchè questo non rappresentava la gente comune. Così ha raccolto vecchie foto e album fotografici di viaggi o eventi particolari delle persone "qualsiasi", in bianco e nero. E poi ha avuto la fortuna di trovare la raccolta di un fotografo tedesco che fu il primo sperimentarsi in un progetto fotografico a colori proprio a New York!



Ed ora qualche foto:








 
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